ISO 9001

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ISO 9001

Come dimostrare che i processi sono sotto controllo secondo la ISO 9001

PUBBLICATO

21 gennaio 2026

VERIFICATO DA

Marco Cortinovis

TEMPO DI LETTURA

2 minuti

Ovvero: la guida per non farsi trovare impreparati quando l’ente di certificazione bussa alla porta (e sì, busserà)

Se c’è una domanda che mi fanno almeno una volta a settimana è questa:
“Come faccio a dimostrare che i miei processi sono davvero sotto controllo?”

La risposta breve è: non basta dire che lo sono.
La risposta lunga? Beh, quella richiede un caffè. O meglio, uno di quegli infiniti caffè che, secondo i nostri dati del 2025, sono “rigorosamente funzionali alla compliance”.

Il cuore della questione: cosa significa davvero “sotto controllo”?

Partiamo dalle basi.
Secondo il punto 8.1 della ISO 9001:2015, il controllo di un processo è il meccanismo che verifica che vengano svolte determinate attività e che venga monitorato il risultato.

In altre parole, non è magia: è un sistema progettato per garantire:

  • la pianificazione delle attività

  • la revisione dei processi nel tempo

  • la verifica dei risultati rispetto a quanto previsto

Il problema è che molte PMI oggi si ritrovano a dover indossare un terzo cappello, oltre a quello tecnico e commerciale: quello della compliance.
Un cappello non sempre comodo, soprattutto quando le certificazioni ISO diventano un requisito per partecipare a bandi e gare pubbliche.

Ma andiamo al sodo.

Come si dimostra che un processo è sotto controllo?

I tre pilastri della dimostrazione

(no, non serve la fede cieca)

1. Pianificazione cristallina: sapere dove si va

La norma richiede che la produzione e l’erogazione dei servizi avvengano tramite processi pianificati e controllati, e che ogni cambiamento venga gestito, sia pianificato che non pianificato.

Traduzione: dovete sapere con certezza ciò che vi serve.
Non “più o meno”. Non “di solito”. Con certezza.

Questo significa:

  • definire i requisiti di ogni processo (cosa deve produrre?)

  • stabilire i criteri di successo (come capisco se funziona?)

  • determinare le risorse necessarie (persone, attrezzature, formazione)

  • identificare i rischi di processo (cosa può impedirne il risultato?)

La vera novità della ISO 9001:2015 è il risk-based thinking:
ogni processo va progettato tenendo conto dei rischi che potrebbero comprometterne l’output.

2. Monitoraggio e misurazione: i numeri non mentono

Qui entriamo nel mondo dei KPI (Key Performance Indicators).
Il punto 9.1 della ISO 9001:2015 richiede il monitoraggio, la misurazione, l’analisi e la valutazione delle performance del sistema qualità.

Attenzione però:
non serve riempire Excel di indicatori a caso. Anzi, spesso un numero eccessivo di KPI nasconde vuoti di sistema, non controllo.

Gli indicatori giusti sono quelli che:

  • misurano ciò che conta davvero per il business

  • sono collegati agli obiettivi di qualità

  • permettono decisioni rapide

  • vengono monitorati davvero (non creati e dimenticati)

Esempi pratici di KPI:

  • Efficienza di processo: tempi di produzione, utilizzo delle risorse

  • Qualità del prodotto: percentuale di difetti, conformità agli standard

  • Soddisfazione del cliente: reclami, indici di soddisfazione

  • Fornitori: ritardi di consegna, qualità dei materiali

Senza verifiche nelle fasi appropriate, non esiste controllo.
Servono strumenti adeguati, persone competenti e un ambiente che garantisca risultati attendibili.

3. Evidenze oggettive: la prova del nove

Qui arriviamo al punto più delicato.

Le organizzazioni devono essere in grado di fornire evidenze oggettive dell’efficacia dei propri processi e del sistema qualità.

Le evidenze oggettive sono:

  • dati

  • osservazioni

  • misurazioni

  • prove verificabili

La buona notizia:
non servono per forza moduli e carta ovunque, salvo dove la norma lo richiede esplicitamente.

La cattiva notizia:
dovete comunque dimostrare che il processo funziona, con evidenze concrete come:

  • documenti

  • contratti

  • fogli di calcolo

  • registrazioni operative

Le informazioni documentate: equilibrio tra carta e buonsenso

Una delle domande più frequenti è:
“Quanto devo documentare?”

La ISO 9001:2015 è chiara:
il sistema qualità deve concentrarsi sull’efficacia delle prestazioni, non sulla quantità di documentazione.

Informazioni documentate obbligatorie:

  • politica per la qualità e obiettivi

  • criteri di valutazione e selezione dei fornitori

  • procedure per i processi critici

  • registrazioni di conformità (audit, controlli qualità, calibrazioni)

Ricordate:
non sono i documenti a guidare i processi.
Sono i processi a determinare quanta documentazione serve.

Il ciclo PDCA: il vostro migliore alleato

Tutti i processi devono seguire il ciclo PDCA (Plan – Do – Check – Act).

  • Plan: pianificate cosa deve fare il processo

  • Do: implementate quanto pianificato

  • Check: verificate che funzioni (KPI)

  • Act: correggete quando serve

E “correggere” significa azioni concrete: tempi, responsabilità, piani di miglioramento.

Gli errori più comuni (da evitare)

1. Saltare i controlli “quando il cliente aspetta”

I processi devono essere standardizzati e ripetibili, sempre.
Le scorciatoie non sono conformità.

2. Dimenticare di gestire i cambiamenti

La norma richiede di valutare l’impatto di ogni modifica, prevista o imprevista, e mitigarne i rischi.

3. Non coinvolgere le persone

L’audit oggi valuta anche consapevolezza e coinvolgimento.
Un sistema qualità funziona solo se le persone lo capiscono e lo applicano.

Il vero segreto: industrializzare senza disumanizzare

Il controllo dei processi non è solo procedure e checklist.
È equilibrio tra:

  • struttura e flessibilità

  • controllo e fiducia

  • documentazione e operatività

Come diciamo spesso in Complaion:
automatizzare il processo senza disumanizzarlo.

In conclusione: controllo è libertà

Un’azienda certificata ISO 9001 è un’azienda organizzata per:

  • controllare i propri processi

  • garantire risultati ripetibili nel tempo

  • affrontare verifiche senza stress

Questa è vera libertà:
sapere che i processi funzionano, poterlo dimostrare quando serve e concentrarsi su ciò che conta davvero.

In sintesi:

  • Pianificate con chiarezza

  • Misurate ciò che conta

  • Documentate l’essenziale

  • Migliorate continuamente

E sì, tenetevi pronti per quel caffè extra.
Funzionale alla compliance, naturalmente.

Marco Cortinovis
COO & Lead Auditor ISO 9001
Complaion


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Se c’è una domanda che mi fanno almeno una volta a settimana è questa:
“Come faccio a dimostrare che i miei processi sono davvero sotto controllo?”

La risposta breve è: non basta dire che lo sono.
La risposta lunga? Beh, quella richiede un caffè. O meglio, uno di quegli infiniti caffè che, secondo i nostri dati del 2025, sono “rigorosamente funzionali alla compliance”.

Il cuore della questione: cosa significa davvero “sotto controllo”?

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Secondo il punto 8.1 della ISO 9001:2015, il controllo di un processo è il meccanismo che verifica che vengano svolte determinate attività e che venga monitorato il risultato.

In altre parole, non è magia: è un sistema progettato per garantire:

  • la pianificazione delle attività

  • la revisione dei processi nel tempo

  • la verifica dei risultati rispetto a quanto previsto

Il problema è che molte PMI oggi si ritrovano a dover indossare un terzo cappello, oltre a quello tecnico e commerciale: quello della compliance.
Un cappello non sempre comodo, soprattutto quando le certificazioni ISO diventano un requisito per partecipare a bandi e gare pubbliche.

Ma andiamo al sodo.

Come si dimostra che un processo è sotto controllo?

I tre pilastri della dimostrazione

(no, non serve la fede cieca)

1. Pianificazione cristallina: sapere dove si va

La norma richiede che la produzione e l’erogazione dei servizi avvengano tramite processi pianificati e controllati, e che ogni cambiamento venga gestito, sia pianificato che non pianificato.

Traduzione: dovete sapere con certezza ciò che vi serve.
Non “più o meno”. Non “di solito”. Con certezza.

Questo significa:

  • definire i requisiti di ogni processo (cosa deve produrre?)

  • stabilire i criteri di successo (come capisco se funziona?)

  • determinare le risorse necessarie (persone, attrezzature, formazione)

  • identificare i rischi di processo (cosa può impedirne il risultato?)

La vera novità della ISO 9001:2015 è il risk-based thinking:
ogni processo va progettato tenendo conto dei rischi che potrebbero comprometterne l’output.

2. Monitoraggio e misurazione: i numeri non mentono

Qui entriamo nel mondo dei KPI (Key Performance Indicators).
Il punto 9.1 della ISO 9001:2015 richiede il monitoraggio, la misurazione, l’analisi e la valutazione delle performance del sistema qualità.

Attenzione però:
non serve riempire Excel di indicatori a caso. Anzi, spesso un numero eccessivo di KPI nasconde vuoti di sistema, non controllo.

Gli indicatori giusti sono quelli che:

  • misurano ciò che conta davvero per il business

  • sono collegati agli obiettivi di qualità

  • permettono decisioni rapide

  • vengono monitorati davvero (non creati e dimenticati)

Esempi pratici di KPI:

  • Efficienza di processo: tempi di produzione, utilizzo delle risorse

  • Qualità del prodotto: percentuale di difetti, conformità agli standard

  • Soddisfazione del cliente: reclami, indici di soddisfazione

  • Fornitori: ritardi di consegna, qualità dei materiali

Senza verifiche nelle fasi appropriate, non esiste controllo.
Servono strumenti adeguati, persone competenti e un ambiente che garantisca risultati attendibili.

3. Evidenze oggettive: la prova del nove

Qui arriviamo al punto più delicato.

Le organizzazioni devono essere in grado di fornire evidenze oggettive dell’efficacia dei propri processi e del sistema qualità.

Le evidenze oggettive sono:

  • dati

  • osservazioni

  • misurazioni

  • prove verificabili

La buona notizia:
non servono per forza moduli e carta ovunque, salvo dove la norma lo richiede esplicitamente.

La cattiva notizia:
dovete comunque dimostrare che il processo funziona, con evidenze concrete come:

  • documenti

  • contratti

  • fogli di calcolo

  • registrazioni operative

Le informazioni documentate: equilibrio tra carta e buonsenso

Una delle domande più frequenti è:
“Quanto devo documentare?”

La ISO 9001:2015 è chiara:
il sistema qualità deve concentrarsi sull’efficacia delle prestazioni, non sulla quantità di documentazione.

Informazioni documentate obbligatorie:

  • politica per la qualità e obiettivi

  • criteri di valutazione e selezione dei fornitori

  • procedure per i processi critici

  • registrazioni di conformità (audit, controlli qualità, calibrazioni)

Ricordate:
non sono i documenti a guidare i processi.
Sono i processi a determinare quanta documentazione serve.

Il ciclo PDCA: il vostro migliore alleato

Tutti i processi devono seguire il ciclo PDCA (Plan – Do – Check – Act).

  • Plan: pianificate cosa deve fare il processo

  • Do: implementate quanto pianificato

  • Check: verificate che funzioni (KPI)

  • Act: correggete quando serve

E “correggere” significa azioni concrete: tempi, responsabilità, piani di miglioramento.

Gli errori più comuni (da evitare)

1. Saltare i controlli “quando il cliente aspetta”

I processi devono essere standardizzati e ripetibili, sempre.
Le scorciatoie non sono conformità.

2. Dimenticare di gestire i cambiamenti

La norma richiede di valutare l’impatto di ogni modifica, prevista o imprevista, e mitigarne i rischi.

3. Non coinvolgere le persone

L’audit oggi valuta anche consapevolezza e coinvolgimento.
Un sistema qualità funziona solo se le persone lo capiscono e lo applicano.

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Il controllo dei processi non è solo procedure e checklist.
È equilibrio tra:

  • struttura e flessibilità

  • controllo e fiducia

  • documentazione e operatività

Come diciamo spesso in Complaion:
automatizzare il processo senza disumanizzarlo.

In conclusione: controllo è libertà

Un’azienda certificata ISO 9001 è un’azienda organizzata per:

  • controllare i propri processi

  • garantire risultati ripetibili nel tempo

  • affrontare verifiche senza stress

Questa è vera libertà:
sapere che i processi funzionano, poterlo dimostrare quando serve e concentrarsi su ciò che conta davvero.

In sintesi:

  • Pianificate con chiarezza

  • Misurate ciò che conta

  • Documentate l’essenziale

  • Migliorate continuamente

E sì, tenetevi pronti per quel caffè extra.
Funzionale alla compliance, naturalmente.

Marco Cortinovis
COO & Lead Auditor ISO 9001
Complaion


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Ovvero: la guida per non farsi trovare impreparati quando l’ente di certificazione bussa alla porta (e sì, busserà)

Se c’è una domanda che mi fanno almeno una volta a settimana è questa:
“Come faccio a dimostrare che i miei processi sono davvero sotto controllo?”

La risposta breve è: non basta dire che lo sono.
La risposta lunga? Beh, quella richiede un caffè. O meglio, uno di quegli infiniti caffè che, secondo i nostri dati del 2025, sono “rigorosamente funzionali alla compliance”.

Il cuore della questione: cosa significa davvero “sotto controllo”?

Partiamo dalle basi.
Secondo il punto 8.1 della ISO 9001:2015, il controllo di un processo è il meccanismo che verifica che vengano svolte determinate attività e che venga monitorato il risultato.

In altre parole, non è magia: è un sistema progettato per garantire:

  • la pianificazione delle attività

  • la revisione dei processi nel tempo

  • la verifica dei risultati rispetto a quanto previsto

Il problema è che molte PMI oggi si ritrovano a dover indossare un terzo cappello, oltre a quello tecnico e commerciale: quello della compliance.
Un cappello non sempre comodo, soprattutto quando le certificazioni ISO diventano un requisito per partecipare a bandi e gare pubbliche.

Ma andiamo al sodo.

Come si dimostra che un processo è sotto controllo?

I tre pilastri della dimostrazione

(no, non serve la fede cieca)

1. Pianificazione cristallina: sapere dove si va

La norma richiede che la produzione e l’erogazione dei servizi avvengano tramite processi pianificati e controllati, e che ogni cambiamento venga gestito, sia pianificato che non pianificato.

Traduzione: dovete sapere con certezza ciò che vi serve.
Non “più o meno”. Non “di solito”. Con certezza.

Questo significa:

  • definire i requisiti di ogni processo (cosa deve produrre?)

  • stabilire i criteri di successo (come capisco se funziona?)

  • determinare le risorse necessarie (persone, attrezzature, formazione)

  • identificare i rischi di processo (cosa può impedirne il risultato?)

La vera novità della ISO 9001:2015 è il risk-based thinking:
ogni processo va progettato tenendo conto dei rischi che potrebbero comprometterne l’output.

2. Monitoraggio e misurazione: i numeri non mentono

Qui entriamo nel mondo dei KPI (Key Performance Indicators).
Il punto 9.1 della ISO 9001:2015 richiede il monitoraggio, la misurazione, l’analisi e la valutazione delle performance del sistema qualità.

Attenzione però:
non serve riempire Excel di indicatori a caso. Anzi, spesso un numero eccessivo di KPI nasconde vuoti di sistema, non controllo.

Gli indicatori giusti sono quelli che:

  • misurano ciò che conta davvero per il business

  • sono collegati agli obiettivi di qualità

  • permettono decisioni rapide

  • vengono monitorati davvero (non creati e dimenticati)

Esempi pratici di KPI:

  • Efficienza di processo: tempi di produzione, utilizzo delle risorse

  • Qualità del prodotto: percentuale di difetti, conformità agli standard

  • Soddisfazione del cliente: reclami, indici di soddisfazione

  • Fornitori: ritardi di consegna, qualità dei materiali

Senza verifiche nelle fasi appropriate, non esiste controllo.
Servono strumenti adeguati, persone competenti e un ambiente che garantisca risultati attendibili.

3. Evidenze oggettive: la prova del nove

Qui arriviamo al punto più delicato.

Le organizzazioni devono essere in grado di fornire evidenze oggettive dell’efficacia dei propri processi e del sistema qualità.

Le evidenze oggettive sono:

  • dati

  • osservazioni

  • misurazioni

  • prove verificabili

La buona notizia:
non servono per forza moduli e carta ovunque, salvo dove la norma lo richiede esplicitamente.

La cattiva notizia:
dovete comunque dimostrare che il processo funziona, con evidenze concrete come:

  • documenti

  • contratti

  • fogli di calcolo

  • registrazioni operative

Le informazioni documentate: equilibrio tra carta e buonsenso

Una delle domande più frequenti è:
“Quanto devo documentare?”

La ISO 9001:2015 è chiara:
il sistema qualità deve concentrarsi sull’efficacia delle prestazioni, non sulla quantità di documentazione.

Informazioni documentate obbligatorie:

  • politica per la qualità e obiettivi

  • criteri di valutazione e selezione dei fornitori

  • procedure per i processi critici

  • registrazioni di conformità (audit, controlli qualità, calibrazioni)

Ricordate:
non sono i documenti a guidare i processi.
Sono i processi a determinare quanta documentazione serve.

Il ciclo PDCA: il vostro migliore alleato

Tutti i processi devono seguire il ciclo PDCA (Plan – Do – Check – Act).

  • Plan: pianificate cosa deve fare il processo

  • Do: implementate quanto pianificato

  • Check: verificate che funzioni (KPI)

  • Act: correggete quando serve

E “correggere” significa azioni concrete: tempi, responsabilità, piani di miglioramento.

Gli errori più comuni (da evitare)

1. Saltare i controlli “quando il cliente aspetta”

I processi devono essere standardizzati e ripetibili, sempre.
Le scorciatoie non sono conformità.

2. Dimenticare di gestire i cambiamenti

La norma richiede di valutare l’impatto di ogni modifica, prevista o imprevista, e mitigarne i rischi.

3. Non coinvolgere le persone

L’audit oggi valuta anche consapevolezza e coinvolgimento.
Un sistema qualità funziona solo se le persone lo capiscono e lo applicano.

Il vero segreto: industrializzare senza disumanizzare

Il controllo dei processi non è solo procedure e checklist.
È equilibrio tra:

  • struttura e flessibilità

  • controllo e fiducia

  • documentazione e operatività

Come diciamo spesso in Complaion:
automatizzare il processo senza disumanizzarlo.

In conclusione: controllo è libertà

Un’azienda certificata ISO 9001 è un’azienda organizzata per:

  • controllare i propri processi

  • garantire risultati ripetibili nel tempo

  • affrontare verifiche senza stress

Questa è vera libertà:
sapere che i processi funzionano, poterlo dimostrare quando serve e concentrarsi su ciò che conta davvero.

In sintesi:

  • Pianificate con chiarezza

  • Misurate ciò che conta

  • Documentate l’essenziale

  • Migliorate continuamente

E sì, tenetevi pronti per quel caffè extra.
Funzionale alla compliance, naturalmente.

Marco Cortinovis
COO & Lead Auditor ISO 9001
Complaion


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Audit qualità ISO 9001: guida semplice

Come individuare opportunità di miglioramento ISO 9001 attraverso dati, audit e non conformità

Ottieni ISO 9001 con velocità e precisione


Ovvero: la guida per non farsi trovare impreparati quando l’ente di certificazione bussa alla porta (e sì, busserà)

Se c’è una domanda che mi fanno almeno una volta a settimana è questa:
“Come faccio a dimostrare che i miei processi sono davvero sotto controllo?”

La risposta breve è: non basta dire che lo sono.
La risposta lunga? Beh, quella richiede un caffè. O meglio, uno di quegli infiniti caffè che, secondo i nostri dati del 2025, sono “rigorosamente funzionali alla compliance”.

Il cuore della questione: cosa significa davvero “sotto controllo”?

Partiamo dalle basi.
Secondo il punto 8.1 della ISO 9001:2015, il controllo di un processo è il meccanismo che verifica che vengano svolte determinate attività e che venga monitorato il risultato.

In altre parole, non è magia: è un sistema progettato per garantire:

  • la pianificazione delle attività

  • la revisione dei processi nel tempo

  • la verifica dei risultati rispetto a quanto previsto

Il problema è che molte PMI oggi si ritrovano a dover indossare un terzo cappello, oltre a quello tecnico e commerciale: quello della compliance.
Un cappello non sempre comodo, soprattutto quando le certificazioni ISO diventano un requisito per partecipare a bandi e gare pubbliche.

Ma andiamo al sodo.

Come si dimostra che un processo è sotto controllo?

I tre pilastri della dimostrazione

(no, non serve la fede cieca)

1. Pianificazione cristallina: sapere dove si va

La norma richiede che la produzione e l’erogazione dei servizi avvengano tramite processi pianificati e controllati, e che ogni cambiamento venga gestito, sia pianificato che non pianificato.

Traduzione: dovete sapere con certezza ciò che vi serve.
Non “più o meno”. Non “di solito”. Con certezza.

Questo significa:

  • definire i requisiti di ogni processo (cosa deve produrre?)

  • stabilire i criteri di successo (come capisco se funziona?)

  • determinare le risorse necessarie (persone, attrezzature, formazione)

  • identificare i rischi di processo (cosa può impedirne il risultato?)

La vera novità della ISO 9001:2015 è il risk-based thinking:
ogni processo va progettato tenendo conto dei rischi che potrebbero comprometterne l’output.

2. Monitoraggio e misurazione: i numeri non mentono

Qui entriamo nel mondo dei KPI (Key Performance Indicators).
Il punto 9.1 della ISO 9001:2015 richiede il monitoraggio, la misurazione, l’analisi e la valutazione delle performance del sistema qualità.

Attenzione però:
non serve riempire Excel di indicatori a caso. Anzi, spesso un numero eccessivo di KPI nasconde vuoti di sistema, non controllo.

Gli indicatori giusti sono quelli che:

  • misurano ciò che conta davvero per il business

  • sono collegati agli obiettivi di qualità

  • permettono decisioni rapide

  • vengono monitorati davvero (non creati e dimenticati)

Esempi pratici di KPI:

  • Efficienza di processo: tempi di produzione, utilizzo delle risorse

  • Qualità del prodotto: percentuale di difetti, conformità agli standard

  • Soddisfazione del cliente: reclami, indici di soddisfazione

  • Fornitori: ritardi di consegna, qualità dei materiali

Senza verifiche nelle fasi appropriate, non esiste controllo.
Servono strumenti adeguati, persone competenti e un ambiente che garantisca risultati attendibili.

3. Evidenze oggettive: la prova del nove

Qui arriviamo al punto più delicato.

Le organizzazioni devono essere in grado di fornire evidenze oggettive dell’efficacia dei propri processi e del sistema qualità.

Le evidenze oggettive sono:

  • dati

  • osservazioni

  • misurazioni

  • prove verificabili

La buona notizia:
non servono per forza moduli e carta ovunque, salvo dove la norma lo richiede esplicitamente.

La cattiva notizia:
dovete comunque dimostrare che il processo funziona, con evidenze concrete come:

  • documenti

  • contratti

  • fogli di calcolo

  • registrazioni operative

Le informazioni documentate: equilibrio tra carta e buonsenso

Una delle domande più frequenti è:
“Quanto devo documentare?”

La ISO 9001:2015 è chiara:
il sistema qualità deve concentrarsi sull’efficacia delle prestazioni, non sulla quantità di documentazione.

Informazioni documentate obbligatorie:

  • politica per la qualità e obiettivi

  • criteri di valutazione e selezione dei fornitori

  • procedure per i processi critici

  • registrazioni di conformità (audit, controlli qualità, calibrazioni)

Ricordate:
non sono i documenti a guidare i processi.
Sono i processi a determinare quanta documentazione serve.

Il ciclo PDCA: il vostro migliore alleato

Tutti i processi devono seguire il ciclo PDCA (Plan – Do – Check – Act).

  • Plan: pianificate cosa deve fare il processo

  • Do: implementate quanto pianificato

  • Check: verificate che funzioni (KPI)

  • Act: correggete quando serve

E “correggere” significa azioni concrete: tempi, responsabilità, piani di miglioramento.

Gli errori più comuni (da evitare)

1. Saltare i controlli “quando il cliente aspetta”

I processi devono essere standardizzati e ripetibili, sempre.
Le scorciatoie non sono conformità.

2. Dimenticare di gestire i cambiamenti

La norma richiede di valutare l’impatto di ogni modifica, prevista o imprevista, e mitigarne i rischi.

3. Non coinvolgere le persone

L’audit oggi valuta anche consapevolezza e coinvolgimento.
Un sistema qualità funziona solo se le persone lo capiscono e lo applicano.

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Il controllo dei processi non è solo procedure e checklist.
È equilibrio tra:

  • struttura e flessibilità

  • controllo e fiducia

  • documentazione e operatività

Come diciamo spesso in Complaion:
automatizzare il processo senza disumanizzarlo.

In conclusione: controllo è libertà

Un’azienda certificata ISO 9001 è un’azienda organizzata per:

  • controllare i propri processi

  • garantire risultati ripetibili nel tempo

  • affrontare verifiche senza stress

Questa è vera libertà:
sapere che i processi funzionano, poterlo dimostrare quando serve e concentrarsi su ciò che conta davvero.

In sintesi:

  • Pianificate con chiarezza

  • Misurate ciò che conta

  • Documentate l’essenziale

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