ISO 9001:2026: cosa cambia e come prepararsi alla transizione

Cosa cambia con la ISO 9001:2026, le scadenze di transizione fino al 2029 e un piano in sei passi per aggiornare il sistema qualità.

⏱

17 min

📅

Parla con un Lead Auditor

Una call gratuita di 30 minuti sul tuo caso.

In breve

  • La ISO 9001:2026 è stata pubblicata il 16 settembre 2026 e sostituisce la 2015: è un'evoluzione, non una rivoluzione.

  • I certificati ISO 9001:2015 perdono validità dopo il 30 settembre 2029; le prime certificazioni sulla 2015 sono possibili solo fino al 31 marzo 2028.

  • Le novità principali sono cultura della qualità e comportamento etico, rischi e opportunità separati, cambiamento climatico nel contesto e pianificazione dei cambiamenti più dettagliata.

  • La struttura in dieci clausole e la clausola 8 sulle attività operative restano sostanzialmente invariate: i documenti si aggiornano, non si riscrivono.

  • Conviene partire subito con la gap analysis e verificare quando il tuo organismo di certificazione sarà accreditato sulla 2026.

  • Complaion ti segue nella transizione: il Lead Auditor dedicato fa la gap analysis tra 2015 e 2026 e ti propone il percorso più adatto alla tua azienda.

La ISO 9001:2026 è stata pubblicata il 16 settembre 2026 e sostituisce la versione 2015. Per chi ha un sistema di gestione qualità certificato, questo significa una cosa molto concreta: entro una data precisa il certificato dovrà essere aggiornato alla nuova edizione, altrimenti perderà validità. Per chi sta pensando di certificarsi adesso, la domanda è diversa: conviene partire con la 2015 o puntare direttamente alla 2026?

La buona notizia è che la revisione è un'evoluzione, non una rivoluzione. La struttura resta quella armonizzata comune a tutte le norme sui sistemi di gestione, i requisiti di fondo non cambiano e la documentazione che hai costruito negli anni resta in gran parte valida. Le novità si concentrano su pochi punti — cultura della qualità, comportamento etico, una gestione più netta di rischi e opportunità, la gestione dei cambiamenti — ma sono punti che un auditor verificherà con attenzione, perché richiedono evidenze nuove.

In questa guida trovi lo stato ufficiale della norma, le scadenze del periodo di transizione, le modifiche clausola per clausola, cosa resta invariato, l'impatto per aziende certificate e nuove certificazioni, un piano di transizione in sei passi e gli errori da evitare.

La ISO 9001:2026 è già in vigore? Pubblicazione e date ufficiali

Sì: la ISO 9001:2026 è stata pubblicata da ISO il 16 settembre 2026 ed è la sesta edizione della norma. Da quella data è formalmente lo standard di riferimento per i sistemi di gestione per la qualità, anche se le certificazioni secondo la versione 2015 restano valide durante il periodo di transizione.

In Italia la norma è recepita come UNI EN ISO 9001:2026: UNI l'ha resa disponibile nel proprio catalogo, in lingua italiana e inglese, dallo stesso 16 settembre 2026. Se il tuo sistema fa riferimento alla norma nella versione nazionale, è questa la sigla da riportare nei documenti aggiornati.

Chi decide il periodo di transizione

ISO pubblica la norma, ma non stabilisce per quanto tempo restano validi i vecchi certificati. Questo compito spetta alla cooperazione internazionale degli enti di accreditamento. Fino al 2025 era l'IAF (International Accreditation Forum); dal 1° gennaio 2026 IAF e ILAC sono confluiti in un unico organismo, Global ACI (Global Accreditation Cooperation), che ne ha ereditato le funzioni. Molte guide continuano a parlare di "regole IAF": il riferimento sostanziale è lo stesso, è cambiato il nome dell'organismo.

Le scadenze da segnare in calendario

Il documento di transizione di Global ACI (Global ACI-TECH-3-TR 2029-09-30, emesso il 4 settembre 2026 e applicabile dal 16 settembre 2026) fissa un periodo di transizione di tre anni, calcolato dall'ultimo giorno del mese di pubblicazione. Le date chiave sono queste:

  • 31 marzo 2027: gli enti di accreditamento devono essere pronti a gestire la nuova edizione.

  • 30 settembre 2027: termine entro cui gli enti di accreditamento completano le decisioni di transizione degli organismi di certificazione sulla 2026.

  • 31 marzo 2028: ultima data per ottenere una prima certificazione secondo la ISO 9001:2015. Dopo, le nuove certificazioni si rilasciano solo sulla 2026.

  • 30 settembre 2029: scadenza finale. I certificati ISO 9001:2015 non ancora migrati perdono validità.

Un dettaglio pratico conta più delle date stesse: finché l'organismo di certificazione non è accreditato sulla nuova edizione, non può rilasciare certificati ISO 9001:2026. I tempi dei primi audit di transizione dipendono quindi da quando il tuo organismo completa il proprio passaggio, che deve avvenire entro il 30 settembre 2027. Tre anni sembrano tanti, ma il calendario degli audit si affolla verso la fine: chi pianifica per tempo sceglie il momento; chi aspetta lo subisce.

Cosa cambia nella ISO 9001:2026 rispetto alla 2015

La ISO 9001:2026 introduce modifiche mirate, concentrate su leadership, pianificazione e consapevolezza del personale. Non ci sono nuove clausole che stravolgono l'impianto, ma diversi requisiti esistenti diventano più espliciti e quindi più verificabili in audit. Ecco le novità principali, nell'ordine delle clausole.

Cultura della qualità e comportamento etico (clausole 5.1 e 7.3)

È la novità concettualmente più rilevante. L'alta direzione deve promuovere una cultura della qualità e un comportamento etico all'interno dell'organizzazione. Il requisito si riflette anche sulla consapevolezza (7.3): le persone che lavorano sotto il controllo dell'organizzazione devono essere consapevoli dell'importanza della cultura della qualità e del comportamento etico.

Cosa significa in pratica? Che non basta più dichiarare l'impegno della direzione nella politica per la qualità. L'auditor cercherà segnali concreti: come la direzione comunica le aspettative, come vengono gestite le segnalazioni di non conformità senza cercare colpevoli, se esistono regole chiare su conflitti di interesse o pressioni commerciali che possono compromettere la qualità, come vengono riconosciuti i comportamenti corretti. L'Allegato A, rivisto nella nuova edizione, offre una guida su come interpretare questi concetti, ma resta informativo: le evidenze vanno costruite sulla realtà dell'azienda.

Rischi e opportunità separati (clausola 6.1)

Nella versione 2015 rischi e opportunità erano trattati insieme, e molte aziende li gestivano in un'unica tabella in cui le opportunità erano spesso un'appendice. La 2026 riorganizza la clausola 6.1 in sotto-clausole distinte, separando le azioni per affrontare i rischi da quelle per cogliere le opportunità. La nuova articolazione è 6.1.1 (determinazione di rischi e opportunità), 6.1.2 (azioni per affrontare i rischi) e 6.1.3 (azioni per affrontare le opportunità).

Il messaggio è chiaro: le opportunità non sono "rischi positivi" da annotare per completezza, ma vanno analizzate e trasformate in azioni con un responsabile e un esito misurabile.

Cambiamento climatico e parti interessate (clausole 4.1 e 4.2)

Il riferimento al cambiamento climatico non è una novità della 2026: era già stato introdotto con l'emendamento del febbraio 2024 (ISO 9001:2015/Amd 1:2024), comune a tutte le norme sui sistemi di gestione. La nuova edizione lo integra stabilmente nel testo. L'organizzazione deve stabilire se il cambiamento climatico è un fattore rilevante per il proprio contesto e, se lo è, tenerne conto nel sistema. Le parti interessate, a loro volta, possono avere requisiti legati al clima.

Le parti interessate tornano anche nel riesame della direzione: la clausola 9.3.2 chiede ora di considerare i cambiamenti nelle esigenze e nelle aspettative delle parti interessate rilevanti per il sistema di gestione per la qualità, un passaggio che collega più esplicitamente analisi del contesto e decisioni della direzione.

Gestione dei cambiamenti e politica (clausole 5.2 e 6.3)

La pianificazione dei cambiamenti (6.3) è stata rafforzata: oltre a scopo, conseguenze, integrità del sistema, risorse e responsabilità, devi ora stabilire come monitorare e valutare l'efficacia dei cambiamenti, come comunicarli e come riesaminarne i risultati. La politica per la qualità (5.2) deve tenere conto del contesto dell'organizzazione e sostenerne gli indirizzi strategici. Infine, l'Allegato A è stato modificato per chiarire i requisiti, mentre l'Allegato B della 2015 è stato eliminato.

Cosa resta uguale nella nuova ISO 9001

Resta invariato tutto ciò che costituisce l'ossatura del sistema: struttura armonizzata, approccio per processi, ciclo PDCA, pensiero basato sul rischio e focus sul cliente. Per un'azienda che ha un sistema qualità vivo e ben mantenuto, la maggior parte del lavoro è già fatta.

La struttura in dieci clausole

Le clausole da 4 a 10 mantengono la stessa posizione e lo stesso significato: contesto, leadership, pianificazione, supporto, attività operative, valutazione delle prestazioni, miglioramento. La rinumerazione riguarda solo poche sotto-clausole. Questo significa che manuale, procedure e moduli non vanno riscritti da zero, ma aggiornati nei punti toccati dalla revisione.

La struttura armonizzata è la stessa usata da ISO 14001, ISO 45001, ISO 27001 e dalle altre norme sui sistemi di gestione. Per chi ha un sistema integrato è una buona notizia: le modifiche comuni (come il clima) si gestiscono una volta sola per tutti gli schemi. Se vuoi ripassare come funziona questa logica comune e la differenza tra norma, certificazione e certificato, la trovi nella guida Certificazioni ISO: cosa sono, a cosa servono e come funzionano.

Le attività operative (clausola 8)

La clausola 8, quella che descrive come l'azienda progetta, produce ed eroga prodotti e servizi, subisce modifiche minime. Gestione dei requisiti del cliente, progettazione e sviluppo, controllo dei fornitori esterni, controllo della produzione, rilascio e gestione degli output non conformi restano sostanzialmente come prima. È la parte più corposa della norma e quella su cui di solito si concentrano più documenti operativi: il fatto che resti stabile riduce molto il carico della transizione.

Cosa non c'è, nonostante le attese

Durante la revisione si è parlato molto di intelligenza artificiale, digitalizzazione, resilienza della catena di fornitura e sostenibilità in senso ampio. Il riepilogo ufficiale delle modifiche pubblicato da Global ACI non riporta nuovi requisiti su questi temi. Diffida quindi di chi propone "adeguamenti obbligatori" su AI o ESG come parte della transizione ISO 9001: possono essere scelte strategiche utili, ma non sono requisiti di questa norma.

Aziende già certificate e nuove certificazioni: cosa cambia per te

L'impatto della ISO 9001:2026 dipende dal punto di partenza. Un'azienda già certificata deve pianificare una migrazione entro il 30 settembre 2029; un'azienda che parte ora deve scegliere su quale edizione certificarsi, sapendo che la 2015 non sarà più disponibile per le prime certificazioni dopo il 31 marzo 2028.

Se sei già certificato ISO 9001:2015

Il tuo certificato resta valido durante la transizione. La migrazione alla 2026 avviene con un audit dedicato oppure, più spesso, abbinando la verifica dei nuovi requisiti a un audit di sorveglianza o di rinnovo già in calendario. Abbinare la transizione a un audit esistente è in genere la scelta più efficiente, ma lascia meno margine: se in quell'audit emergono non conformità sui nuovi requisiti, dovrai chiuderle prima che il certificato aggiornato venga emesso.

La domanda chiave da porti è: in quale momento del mio ciclo triennale cade la prossima occasione utile? Un'azienda con il rinnovo nel 2027 può far coincidere transizione e ricertificazione. Un'azienda con il rinnovo a fine 2029 non può aspettare fino ad allora: dovrà migrare durante una sorveglianza o con un audit specifico. L'organismo di certificazione valuta se l'audit di transizione richiede un tempo di verifica aggiuntivo e deve motivarne il calcolo.

Se stai per certificarti per la prima volta

Fino al 31 marzo 2028 è ancora possibile ottenere una prima certificazione sulla ISO 9001:2015. Ha senso farlo? In molti casi conviene impostare il sistema direttamente sui requisiti 2026, anche se l'audit avverrà ancora sulla 2015: le differenze sono contenute, e un sistema che già integra cultura della qualità, comportamento etico e la separazione tra rischi e opportunità non dovrà essere riaperto dopo pochi mesi.

Se invece la certificazione serve con urgenza — una gara, un cliente che la richiede come requisito di qualifica — può essere ragionevole certificarsi sulla 2015 adesso e pianificare la transizione al primo audit utile. La scelta dipende dai tempi dell'organismo di certificazione: chiedi esplicitamente da quando sarà accreditato per rilasciare certificati sulla 2026. Per capire come costruire il sistema dalle fondamenta, la guida Sistema di gestione della qualità: cos'è e come implementarlo con la ISO 9001 copre mappatura dei processi, documenti essenziali e ruoli.

Se hai un sistema integrato

Chi è certificato anche ISO 14001, ISO 45001 o ISO 27001 ha un vantaggio: alcune modifiche, a partire dal clima e dalla struttura armonizzata, sono comuni. Conviene coordinare le transizioni, anche perché la ISO 14001 è stata a sua volta revisionata nel 2026 e ha un proprio calendario di migrazione. Pianificare un'unica analisi degli scostamenti per tutti gli schemi evita di aggiornare tre volte lo stesso documento.

Come prepararsi alla transizione ISO 9001:2026: il piano in sei passi

Una transizione ben gestita segue sei passi: analisi degli scostamenti, aggiornamento dei documenti, formazione, audit interno, riesame della direzione e audit di transizione. Per una PMI con un sistema già attivo, il lavoro si può distribuire su alcuni mesi senza bloccare l'operatività, a patto di partire con un piano scritto.

Se preferisci non affrontarla da solo, è esattamente il lavoro che il Lead Auditor dedicato di Complaion svolge con te: parte dalla gap analysis, ne ricava un piano su misura e ti accompagna passo dopo passo fino all'audit di transizione.

Passo 1: gap analysis sui nuovi requisiti

Il punto di partenza è confrontare il sistema attuale con il testo della 2026, clausola per clausola. Concentrati sulle clausole toccate dalla revisione: 5.1, 5.2, 6.1, 6.3, 7.3 e 9.3, oltre a 4.1 e 4.2 se non hai ancora recepito l'emendamento 2024 sul clima. Per ogni requisito annota tre cose: cosa esiste già, cosa manca, quale evidenza dimostrerà la conformità. L'output è un piano d'azione con responsabili e scadenze, non un elenco di buone intenzioni.

Un consiglio pratico: acquista il testo ufficiale della norma, nella versione UNI se lavori in italiano. Riassunti e tabelle comparative sono utili per orientarsi, ma l'audit si fa sul testo, e alcune sfumature (per esempio come la 6.1 distingue ora le azioni sui rischi da quelle sulle opportunità) si colgono solo leggendolo.

Passo 2: aggiornamento di contesto, politica e documenti

Aggiorna l'analisi del contesto con la valutazione del cambiamento climatico, se non l'hai già fatto dopo l'emendamento 2024, e la tabella delle parti interessate, che ritroverai anche come input del riesame. Rivedi la politica per la qualità perché sia coerente con gli indirizzi strategici. Separa il registro rischi e opportunità in due logiche distinte, ciascuna con azioni, responsabili e criteri di valutazione dell'efficacia. Formalizza come pianifichi i cambiamenti, con i nuovi elementi richiesti dalla 6.3.

Per cultura della qualità ed etica non serve un manuale nuovo. Serve definire poche cose chiare: come la direzione comunica le aspettative, come si segnalano problemi e comportamenti scorretti, come se ne tiene traccia.

Passo 3: formazione e consapevolezza

La clausola 7.3 chiede che il personale sia consapevole della cultura della qualità e del comportamento etico. In audit questo si verifica parlando con le persone, non leggendo i verbali dei corsi. Pianifica una formazione breve per tutti i livelli, una più approfondita per responsabili di processo e auditor interni, e conserva le evidenze. Il punto non è far ripetere a memoria una definizione, ma che un capo reparto sappia spiegare cosa fa quando una consegna rischia di uscire non conforme sotto pressione dei tempi.

Passo 4: audit interno sui nuovi requisiti

Prima dell'audit esterno, verifica il sistema aggiornato con un audit interno che copra esplicitamente i requisiti nuovi o modificati. Gli auditor interni devono conoscere la 2026: se il tuo team è formato sulla 2015, prevedi un aggiornamento. Se fai la transizione con Complaion, l'audit interno sulla 2026 lo conduce il tuo Lead Auditor Complaion, quindi non devi riformare gli auditor interni apposta. Tratta le non conformità trovate con il normale processo di azioni correttive, così arriverai all'audit esterno con la prova che il sistema funziona, non solo che è stato riscritto.

Passo 5: riesame della direzione

Il riesame deve tener conto della transizione: esito della gap analysis, stato delle azioni, risultati dell'audit interno, efficacia delle azioni su rischi e opportunità e cambiamenti nelle esigenze delle parti interessate, come chiede la nuova 9.3.2. È anche il momento in cui la direzione dimostra concretamente il proprio ruolo nella promozione della cultura della qualità. Un riesame formale, compilato a ridosso dell'audit, è proprio ciò che un auditor attento riconosce subito.

Passo 6: audit di transizione

Concorda con l'organismo di certificazione quando e come svolgere la transizione: in sorveglianza, in rinnovo o con un audit dedicato. Chiedi con anticipo se è già accreditato sulla 2026 e quale tempo di audit aggiuntivo prevede. Arriva con un fascicolo ordinato: gap analysis, documenti aggiornati, evidenze di formazione, rapporto di audit interno, verbale del riesame. Se emergono non conformità, la loro chiusura nei tempi previsti è condizione per l'emissione del nuovo certificato.

Tempi e impegno: cosa incide sulla transizione

Non esiste una durata standard della transizione: dipende soprattutto dallo stato di salute del sistema attuale. Un sistema vivo, con audit interni e riesami fatti bene, richiede un aggiornamento mirato; un sistema "da cassetto", mantenuto solo in vista della sorveglianza, rischia di trasformare la transizione in una mezza ricertificazione.

I fattori che fanno la differenza

I fattori che più incidono su tempi e impegno sono questi:

  • Maturità del sistema esistente: documenti aggiornati, indicatori monitorati, azioni correttive chiuse riducono molto il lavoro.

  • Dimensione e complessità: numero di sedi, processi, turni e persone da coinvolgere nella formazione.

  • Presenza di altri schemi certificati: un sistema integrato richiede coordinamento, ma consente di gestire una volta sola le modifiche comuni.

  • Posizione nel ciclo triennale: la data del prossimo audit di sorveglianza o rinnovo determina quanto tempo hai davvero.

  • Risorse interne dedicate: chi segue la transizione, con quanto tempo disponibile, e se gli auditor interni vanno aggiornati.

Anche l'impegno economico dipende da questi elementi e dall'eventuale tempo di audit aggiuntivo richiesto per la transizione. Per una valutazione realistica serve partire dalla situazione specifica dell'azienda: per questo ha senso chiedere un preventivo personalizzato dopo un'analisi iniziale, piuttosto che affidarsi a stime generiche.

Quando conviene iniziare

La risposta breve è: adesso, con la gap analysis. Non perché la scadenza sia imminente, ma perché l'analisi degli scostamenti costa poco, chiarisce subito il perimetro del lavoro e permette di scegliere con calma il momento dell'audit. Chi rimanda al 2029 si troverà a competere con migliaia di aziende per le date disponibili degli auditor esterni e con meno margine per chiudere eventuali non conformità.

Gli errori più comuni nella transizione alla ISO 9001:2026

Gli errori di transizione nascono quasi sempre da due atteggiamenti opposti: sottovalutare le modifiche perché "tanto cambia poco" o sovradimensionarle riscrivendo tutto. Entrambi costano tempo e producono un sistema meno efficace.

Riscrivere tutta la documentazione

La revisione non richiede di rifare manuale e procedure. Riscrivere tutto per "allinearsi alla 2026" genera confusione nel personale, rompe la tracciabilità delle versioni e allunga i tempi senza alcun beneficio in audit. Intervieni solo dove la gap analysis evidenzia uno scostamento, e aggiorna i riferimenti normativi in modo ordinato.

Trattare cultura ed etica come un documento

Il rischio più diffuso è rispondere al nuovo requisito della 5.1 con un "codice etico" scaricato e firmato dalla direzione. Un documento può essere utile, ma da solo non dimostra nulla. L'auditor cercherà coerenza tra ciò che è scritto e ciò che accade: come vengono trattati gli errori, se le persone si sentono libere di segnalare un problema, se le priorità commerciali prevalgono sistematicamente sulla qualità. Sono evidenze che si costruiscono nel tempo, non il giorno prima dell'audit.

Lasciare le opportunità nel registro rischi

Molte aziende si limiteranno a dividere in due colonne il vecchio registro. La 2026 dedica invece alle opportunità una sotto-clausola propria (6.1.3): vanno decise azioni specifiche e ne va verificata l'efficacia, separatamente rispetto ai rischi. Un'opportunità senza azione, responsabile ed esito misurato è un'annotazione, non un requisito soddisfatto.

Aspettare l'ultima finestra utile

Chi pianifica la transizione nell'ultimo audit disponibile prima del 30 settembre 2029 non ha margine: una non conformità maggiore non chiusa in tempo può far decadere il certificato, con conseguenze dirette su gare e qualifiche clienti. Altrettanto rischioso è non verificare se il proprio organismo di certificazione sia già accreditato sulla 2026 quando si fissa l'audit.

Come gestire la transizione ISO 9001:2026 con Complaion

La transizione alla ISO 9001:2026 è un aggiornamento mirato, ma richiede metodo: una gap analysis fatta sul testo, evidenze nuove su cultura della qualità ed etica, rischi e opportunità gestiti separatamente e un calendario che non ti costringa a rincorrere l'ultima data utile.

Complaion ti segue nella transizione dall'inizio alla fine. Il tuo Lead Auditor dedicato conduce la gap analysis tra la versione 2015 e la 2026 sulla tua realtà, indica cosa aggiornare e cosa lasciare com'è e imposta con te un piano di transizione su misura. Nella piattaforma Complaion aggiorni documenti ed evidenze in un unico spazio, tieni sotto controllo le scadenze con lo scadenziario e prepari l'audit di transizione, che può essere abbinato alla sorveglianza o al rinnovo. Prima di quell'audit, l'audit interno sui nuovi requisiti lo conduce il tuo Lead Auditor, così arrivi con le eventuali non conformità già chiuse. Così il sistema resta aggiornato anche dopo la transizione.

Non esiste un percorso uguale per tutti: ti proponiamo il percorso più adatto in base alla situazione della tua azienda. Se sei già certificato sulla 2015, inseriamo la transizione nel tuo ciclo di audit. Se affronti la prima certificazione, valutiamo con te su quale edizione impostare il sistema. Se hai più norme integrate, per esempio ISO 9001 e ISO 14001, coordiniamo un'unica gap analysis e un solo aggiornamento dei documenti comuni. Se le scadenze sono ravvicinate, definiamo con te le priorità per arrivare all'audit con le evidenze che servono.

Oltre 1.000 clienti lavorano già con questo approccio: puoi leggerne le esperienze nei casi studio.

Se vuoi capire quanto lavoro richiede davvero la tua transizione, scopri il servizio di certificazione ISO 9001 oppure prenota una chiamata gratuita con uno dei nostri Lead Auditor: analizziamo la tua situazione e prepariamo un preventivo su misura.

Domande frequenti sulla ISO 9001:2026

Quando è stata pubblicata la ISO 9001:2026?

La ISO 9001:2026 è stata pubblicata da ISO il 16 settembre 2026. È la sesta edizione della norma e sostituisce la ISO 9001:2015. In Italia è disponibile come UNI EN ISO 9001:2026, in lingua italiana e inglese. Da quella data è iniziato il periodo di transizione per le aziende già certificate.

Qual è la scadenza per passare dalla ISO 9001:2015 alla 2026?

Secondo il documento di transizione pubblicato da Global ACI, l'organismo che dal 2026 ha assunto le funzioni dell'IAF, i certificati ISO 9001:2015 devono essere migrati entro il 30 settembre 2029. Dopo quella data i certificati non aggiornati perdono validità. Le prime certificazioni sulla versione 2015 sono possibili solo fino al 31 marzo 2028. È buona pratica verificare le date con il proprio organismo di certificazione.

Il mio certificato ISO 9001:2015 è ancora valido?

Sì, il certificato ISO 9001:2015 resta valido durante tutto il periodo di transizione, fino alla sua naturale scadenza o al massimo fino al 30 settembre 2029. Per mantenerlo oltre quella data occorre superare un audit di transizione sulla nuova edizione. Gli audit di sorveglianza programmati continuano a svolgersi normalmente.

Quali sono le principali novità della ISO 9001:2026?

Le novità principali sono quattro. L'alta direzione deve promuovere una cultura della qualità e un comportamento etico, e il personale deve esserne consapevole. Rischi e opportunità sono trattati in sotto-clausole separate. Il cambiamento climatico, introdotto con l'emendamento 2024, è integrato stabilmente nell'analisi del contesto. La pianificazione dei cambiamenti è più dettagliata. La struttura in dieci clausole resta invariata.

Devo rifare tutta la documentazione del sistema qualità?

No, non serve rifare la documentazione. La ISO 9001:2026 mantiene la stessa struttura della 2015 e la clausola 8 sulle attività operative cambia in modo minimo. Vanno aggiornati i documenti toccati dalla revisione, tipicamente analisi del contesto, politica, registro rischi e opportunità, gestione dei cambiamenti, piano di formazione e verbali di riesame. Una gap analysis indica esattamente dove intervenire.

La transizione richiede un audit separato?

Non necessariamente. La transizione può avvenire durante un audit di sorveglianza, durante il rinnovo triennale o con un audit dedicato. Abbinarla a un audit già pianificato è spesso la scelta più efficiente, ma lascia meno margine per correggere eventuali non conformità. In ogni caso l'organismo di certificazione valuta se serve un tempo di verifica aggiuntivo.

Conviene certificarsi ora sulla 2015 o aspettare la 2026?

Dipende dall'urgenza. Se il certificato serve a breve per una gara o un cliente, si può ottenere sulla 2015 fino al 31 marzo 2028 e migrare in seguito. Se non c'è urgenza, conviene costruire il sistema già secondo i requisiti 2026 e certificarsi sulla nuova edizione appena l'organismo di certificazione sarà accreditato. In entrambi i casi è utile impostare subito cultura della qualità e gestione separata di rischi e opportunità.

La ISO 9001:2026 introduce requisiti su intelligenza artificiale o ESG?

No, la ISO 9001:2026 non contiene nuovi requisiti specifici su intelligenza artificiale, digitalizzazione o sostenibilità in senso ampio. L'unico tema ambientale esplicito è il cambiamento climatico, da considerare nell'analisi del contesto se rilevante. Per la governance dell'AI esiste una norma dedicata, la ISO/IEC 42001.

CONTINUA A LEGGERE

Altre guide su norme correlate.

Ransomware in Italia: cosa dicono i dati ACN del 2026 e le difese che contano davvero
Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026
Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026
Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026
Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026
Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026
Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026
Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026
Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026
Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026
Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026
Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026
Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026
Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026
Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026
Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026
Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026 Ransomware 2026
Ransomware 2026

ISO 27001

Ransomware in Italia: cosa dicono i dati ACN del 2026 e le difese che contano davvero

181 ransomware nel primo semestre 2026 secondo l'ACN: cosa dice il rapporto, come entrano gli attaccanti e le difese prioritarie per una PMI.

Formazione sull'IA in azienda: cosa prevedono AI Act e nuova legge italiana
Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA
Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA
Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA
Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA
Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA
Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA
Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA
Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA
Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA
Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA
Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA
Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA
Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA
Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA
Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA
Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA Formazione IA
Formazione IA

ISO 42001

Formazione sull'IA in azienda: cosa prevedono AI Act e nuova legge italiana

Articolo 4 dell'AI Act dopo l'Omnibus e decreto 179/2026: chi formare, come proporzionare la formazione sull'IA e come documentarla.

Truffa del CEO e falsi IBAN: come proteggere l'amministrazione dai bonifici fraudolenti
Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO
Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO
Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO
Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO
Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO
Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO
Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO
Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO
Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO
Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO
Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO
Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO
Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO
Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO
Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO
Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO Truffa del CEO
Truffa del CEO

ISO 27001

Truffa del CEO e falsi IBAN: come proteggere l'amministrazione dai bonifici fraudolenti

Truffa del CEO e falsi IBAN: cosa segnalano ACN e Polizia Postale, i segnali, la doppia verifica e cosa fare se il bonifico è partito.

RICHIEDI INFORMAZIONI

Ti aiutiamo a certificarti velocemente.

©2026 Complaion. All Rights Reserved / Complaion S.r.l., P. IVA 12884580965, Via R. Amundsen 5, Milano
PEC: part@pec.it, Capitale Sociale: €17.017,18, REA MI-2690509

RICHIEDI INFORMAZIONI

Ti aiutiamo a certificarti velocemente.

©2026 Complaion. All Rights Reserved / Complaion S.r.l., P. IVA 12884580965, Via R. Amundsen 5, Milano PEC: part@pec.it, Capitale Sociale: €17.017,18, REA MI-2690509

RICHIEDI INFORMAZIONI

Ti aiutiamo a certificarti velocemente.

©2026 Complaion. All Rights Reserved / Complaion S.r.l., P. IVA 12884580965, Via R. Amundsen 5, Milano PEC: part@pec.it, Capitale Sociale: €17.017,18, REA MI-2690509