PDR-125

Gender Pay Gap e PdR 125: come misurare e colmare il divario retributivo in Azienda.

PUBBLICATO

April 17, 2026

VERIFICATO DA

Edoardo Tarricone

TEMPO DI LETTURA

5 minuti

Ogni volta che durante un audit UNI/PdR 125:2022 chiedo di vedere l'analisi retributiva di genere, vedo la stessa scena ripetersi. Il responsabile HR mi guarda con aria sicura e mi dice: "Da noi non c'è problema di divario retributivo. Paghiamo tutti in base al merito, non al genere".

Poi apriamo i dati. E nella maggior parte dei casi, il divario c'è. Esiste. È lì, nei numeri, anche quando nessuno lo aveva mai notato prima.

Il problema non è sempre discriminazione intenzionale. Spesso è invisibilità. Nessuno ha mai guardato i dati in quel modo, nessuno ha mai fatto i conti, nessuno si è mai posto la domanda giusta.

La Certificazione della Parità di Genere UNI/PdR 125:2022 ti obbliga a guardare. E quando guardi davvero, scopri cose che cambiano il modo in cui pensi alla tua azienda.

Cos'è il Gender Pay Gap (e cosa non è)

Prima di tutto, facciamo chiarezza. Il gender pay gap è la differenza media di retribuzione tra uomini e donne all'interno di un'organizzazione, calcolata su base annua lorda.

Cosa NON è:

  • La differenza di salario per lo stesso identico lavoro (quello è discriminazione diretta, ed è illegale)

  • Un problema solo delle grandi aziende

  • Sempre causato da discriminazione intenzionale

  • Facile da spiegare con una sola causa

Cosa È:

  • Un indicatore di equità complessiva nell'organizzazione

  • Il risultato di molteplici fattori sistemici

  • Spesso invisibile finché non lo misuri

  • Presente anche in aziende che pensano di essere eque

Perché la UNI/PdR 125:2022 rende il tema centrale

La Certificazione della Parità di Genere italiana ha fatto una scelta precisa: il KPI 1 - Divario retributivo di genere è uno dei sei indicatori fondamentali del sistema.

Non è un "nice to have". Non è opzionale. È obbligatorio misurarlo, analizzarlo e agire per ridurlo.

La norma richiede di calcolare il divario retributivo per ogni categoria professionale, non solo come media aziendale. E questa è la chiave: perché il diavolo sta nei dettagli.

Puoi avere un divario retributivo aziendale del 5% (che sembra accettabile) ma scoprire che in alcune categorie specifiche il gap è del 15-20%. E quello è il vero problema.

Come si misura correttamente il divario retributivo

Qui è dove molte aziende sbagliano. Pensano che basti prendere la retribuzione media di tutti gli uomini, quella di tutte le donne, fare la differenza e dividere per la media maschile. Fine.

Sbagliato. Questo metodo produce risultati fuorvianti.

Il metodo corretto: analisi per categoria professionale

Step 1: Segmenta i dati

Devi raggruppare le persone in categorie omogenee:

  • Per inquadramento CCNL (operai, impiegati, quadri, dirigenti)

  • Per livello (junior, middle, senior)

  • Per funzione (se rilevante: IT, amministrazione, produzione, commerciale)

  • Per tipologia contrattuale (tempo pieno vs part-time - con opportuni aggiustamenti)

Step 2: Calcola la RAL media per genere in ogni categoria

Per ogni categoria identificata:

  • RAL media degli uomini in quella categoria

  • RAL media delle donne in quella categoria

  • Differenza percentuale

Formula:

Gap % = ((RAL media uomini - RAL media donne) / RAL media uomini) × 100

Esempio pratico:

Categoria: Impiegati Livello 3

  • Uomini: 10 persone, RAL media 32.000€

  • Donne: 6 persone, RAL media 29.500€

  • Gap: ((32.000 - 29.500) / 32.000) × 100 = 7,8%

Step 3: Analizza i dati normalizzati

Per essere ancora più precisi, dovresti normalizzare anche per:

  • Anzianità aziendale (i dipendenti più anziani guadagnano di più)

  • Esperienza pregressa (se rilevante)

  • Livello di istruzione (se impatta le retribuzioni)

Se dopo questa normalizzazione rimane un gap significativo (>5%), hai un problema da analizzare.

Gli strumenti pratici: Excel o software dedicati

Metodo Base: Excel

Puoi fare tutto con un foglio di calcolo:

  1. Esporta i dati HR: nome, genere, inquadramento, livello, RAL, anzianità

  2. Crea una tabella pivot per categoria

  3. Calcola le medie per genere

  4. Calcola il gap percentuale

Metodo Avanzato: Software HR

Molti software HR moderni (Zucchetti, TeamSystem, SAP SuccessFactors) hanno moduli dedicati per l'analisi del gender pay gap conformi alla PdR 125.

Metodo Professionale: Consulenza specializzata

Se hai oltre 100 dipendenti o situazioni complesse (multinazionale, contratti vari, sistemi retributivi articolati), affidati a consulenti specializzati che usano strumenti statistici avanzati.

I 5 fattori nascosti che creano il divario

Durante gli audit, ho identificato cinque cause ricorrenti di gender pay gap che molte aziende non vedono:

1. Il "gap della negoziazione iniziale"

Le donne, in media, negoziano meno aggressivamente il salario in fase di assunzione. E quel gap iniziale si trascina per tutta la carriera.

Esempio reale: In un'azienda IT, analizzando le assunzioni degli ultimi 3 anni nella categoria "Sviluppatori Junior", abbiamo scoperto:

  • Uomini assunti con RAL media di offerta: 28.500€

  • Donne assunte con RAL media di offerta: 26.200€

  • Stesso profilo, stessa esperienza, stesso livello

Causa: Le donne accettavano più facilmente la prima offerta, gli uomini negoziavano e ottenevano di più.

Soluzione: Eliminare la negoziazione libera. Definire bande retributive fisse per ogni ruolo e offrire a tutti la stessa RAL di ingresso basata su criteri oggettivi.

2. Il "gap degli aumenti incrementali"

Anche quando le RAL iniziali sono allineate, gli aumenti annuali possono creare divari nel tempo.

Esempio reale: In un'azienda manifatturiera, le donne ricevevano aumenti medi del 2,8% annuo, gli uomini del 3,5%. Dopo 5 anni, quel 0,7% di differenza annua si traduce in un gap del 3,5% sulla RAL.

Causa: Gli aumenti erano parzialmente discrezionali, basati su "valutazioni del manager". I manager (prevalentemente uomini) tendevano a dare aumenti più generosi ad altri uomini.

Soluzione: Criteri oggettivi per gli aumenti, griglie di valutazione trasparenti, calibration meeting per verificare che non ci siano bias.

3. Il "gap del part-time"

Le donne sono sovrarappresentate nei contratti part-time (spesso per esigenze di cura familiare). E i part-time, a parità di ore lavorate, guadagnano proporzionalmente meno dei full-time.

Esempio reale: In un'azienda di servizi, il 15% delle donne lavorava part-time vs il 2% degli uomini. Le donne part-time avevano:

  • RAL oraria inferiore del 12% rispetto ai full-time

  • Nessun accesso a bonus e benefit variabili

  • Esclusione da progetti strategici (e quindi da opportunità di crescita)

Causa: Il part-time era penalizzante non solo economicamente ma anche in termini di opportunità di carriera.

Soluzione: Garantire parità di retribuzione oraria, accesso proporzionale ai bonus, nessuna penalizzazione nella valutazione e nelle opportunità di crescita.

4. Il "gap dei bonus variabili"

Anche con RAL fisse allineate, i sistemi di bonus possono introdurre divari significativi.

Esempio reale: In un'azienda commerciale, i bonus erano basati su "obiettivi commerciali". Gli uomini ricevevano in media bonus del 18% della RAL, le donne del 9%.

Causa: Gli obiettivi commerciali erano assegnati in modo non trasparente, con gli uomini che ricevevano territori più profittevoli o clienti più grandi. Le donne, spesso in ruoli di supporto commerciale, avevano bonus legati a metriche diverse e meno generose.

Soluzione: Trasparenza totale nei criteri di assegnazione bonus, verifica annuale della distribuzione per genere, correzione di squilibri evidenti.

5. Il "gap della segregazione verticale"

Questo è il più subdolo: le donne sono concentrate nei livelli più bassi della gerarchia, gli uomini in quelli più alti.

Esempio reale: In un'azienda tecnologica:

  • Livello Junior: 45% donne, 55% uomini

  • Livello Middle: 30% donne, 70% uomini

  • Livello Senior: 15% donne, 85% uomini

  • Livello Management: 5% donne, 95% uomini

Anche se a parità di livello non c'era gap, la distribuzione verticale creava un gap retributivo aziendale del 22%.

Causa: Barriere invisibili alla progressione di carriera delle donne (mancanza di mentorship, bias nelle promozioni, incompatibilità percepita tra maternità e leadership).

Soluzione: Affrontare il tema della crescita di carriera (ne parliamo tra poco).

Il piano d'azione in 7 step per colmare il gap

Una volta misurato il divario, serve un piano concreto. Ecco come procedo con le aziende che seguo:

Step 1: Salary Review Straordinaria

Se hai identificato divari significativi (>10%) in alcune categorie, serve un intervento immediato.

Azione concreta:

  • Identifica le persone sotto la media della loro categoria

  • Dai priorità alle donne se emerge un pattern sistemico

  • Stanzia un budget per portare le retribuzioni sottopaga almeno alla media di categoria

  • Comunica in modo trasparente le ragioni della revisione

Budget necessario: Dipende dal gap. In un'azienda di 50 dipendenti con gap medio del 12%, il costo può essere 30.000-50.000€ annui. Sembra molto, ma è un investimento in equità (e in conformità alla norma).

Step 2: Bande Retributive Trasparenti

Definisci range retributivi per ogni ruolo e livello. Non devono essere pubblici (anche se aiuterebbe), ma devono essere chiari internamente.

Esempio di banda retributiva:

Ruolo: Sviluppatore Software Senior

  • Banda minima: 38.000€

  • Banda media: 45.000€

  • Banda massima: 52.000€

Criteri per posizionamento nella banda:

  • Anni di esperienza rilevante

  • Competenze tecniche certificate

  • Performance negli ultimi 2 anni

  • Responsabilità specifiche del ruolo

Vantaggio: Elimina l'arbitrarietà. Se due persone hanno lo stesso profilo devono stare nella stessa posizione della banda.

Step 3: Eliminare la Negoziazione Libera in Fase di Assunzione

Questo è radicale ma efficace.

Invece di: "Qual è la tua aspettativa retributiva?"

Fai così: "Per questo ruolo, la banda retributiva è 32.000-38.000€. In base alla tua esperienza e competenze, ti offriamo 35.000€."

Risultato: Elimini il bias della negoziazione. Chi sa negoziare bene (statisticamente più spesso uomini) non ottiene più vantaggi ingiustificati.

Step 4: Criteri Oggettivi per Aumenti e Promozioni

Sistema di valutazione delle performance:

  • KPI chiari e misurabili (non "impressioni" del manager)

  • Griglia di valutazione standardizzata

  • Calibration meeting tra manager per allineare le valutazioni

  • Verifica annuale: a parità di performance, uomini e donne ricevono gli stessi aumenti?

Processo di promozione:

  • Criteri espliciti per ogni livello (competenze, esperienza, risultati)

  • Panel di valutazione misto (non un singolo manager)

  • Trasparenza: le persone devono sapere cosa serve per essere promosse

  • Monitoraggio: % di uomini e donne promossi annualmente per livello

Step 5: Eliminare le Penalizzazioni del Part-Time

Principio: Il part-time non deve essere penalizzante a livello orario.

Azioni concrete:

  • RAL oraria identica a quella dei full-time a parità di ruolo

  • Bonus proporzionali (se lavori 50% del tempo, ricevi 50% del bonus)

  • Accesso agli stessi progetti e opportunità di crescita

  • Possibilità di tornare a full-time senza penalizzazioni

Monitoraggio: Confronta RAL oraria part-time vs full-time per genere. Deve essere identica.

Step 6: Promuovere il Congedo Parentale Equilibrato

Uno dei fattori che amplifica il gap è che solo le donne prendono congedo parentale, rendendole "meno affidabili" agli occhi di alcuni manager.

Soluzione: Incentivare i padri a prendere congedo.

Come:

  • Comunicazione esplicita che l'azienda valorizza i padri che prendono congedo

  • Incentivi economici (es. 100% retribuzione invece del 30% INPS)

  • Testimonianze di manager uomini che l'hanno fatto

  • Target: aumentare del 30% l'utilizzo del congedo parentale da parte dei padri

Risultato: Riduce lo stigma sul congedo, rende la responsabilità di cura più equa, elimina il "penalty" solo per le donne.

Step 7: Monitoraggio Continuo

Il lavoro non finisce con il primo intervento. Serve monitoraggio costante.

Ogni 6 mesi:

  • Ricalcola il gender pay gap per categoria

  • Verifica che non si stiano ricreando divari

  • Analizza nuove assunzioni: le RAL di ingresso sono eque?

  • Controlla promozioni e aumenti: c'è equità di genere?

Dashboard consigliato:

  • Gap retributivo per categoria (grafico)

  • Trend negli ultimi 12-24 mesi (sta migliorando?)

  • Distribuzione di genere per livello (segregazione verticale)

  • RAL medie di nuove assunzioni per genere (gap in ingresso?)

Gli errori che vedo più spesso

Dopo tanti audit PdR 125, gli errori sono sempre gli stessi:

Errore 1: "Facciamo l'analisi solo per la certificazione"

Alcune aziende vedono l'analisi retributiva come un adempimento burocratico per ottenere il certificato. La fanno una volta, la mettono nel cassetto, non ci pensano più.

Problema: Il gap si ricrea nel tempo se non monitori. Le nuove assunzioni, gli aumenti discrezionali, le promozioni sbilanciate lo fanno tornare.

Soluzione: Analisi semestrale obbligatoria, discussa in direzione, con piano d'azione se emergono problemi.

Errore 2: "Il gap è colpa delle scelte delle donne"

"Le donne scelgono ruoli meno retribuiti", "Le donne preferiscono il part-time", "Le donne non chiedono promozioni".

Problema: Questo sposta la responsabilità sulle donne invece che sui sistemi aziendali che creano le condizioni di quelle "scelte".

Soluzione: Chiedersi sempre: l'azienda sta creando un ambiente in cui donne e uomini hanno le stesse opportunità? Se no, è responsabilità dell'azienda cambiarlo.

Errore 3: "Risolviamo solo con gli aumenti"

Dare aumenti alle donne sottorpagate è necessario, ma non sufficiente.

Problema: Se non cambi i sistemi che hanno creato il gap (negoziazione, aumenti discrezionali, penalizzazione part-time), il gap si ricrea.

Soluzione: Intervento su due fronti: correzione immediata (aumenti) + cambiamento sistemico (processi, criteri, cultura).

Il ruolo della certificazione PdR 125

La Certificazione della Parità di Genere UNI/PdR 125:2022 non risolve magicamente il gender pay gap. Ma fa tre cose fondamentali:

1. Ti obbliga a misurarlo

Non puoi ignorarlo. Devi guardare i dati, fare i conti, vedere la realtà. E questo è già un passo enorme per molte aziende.

2. Ti chiede un piano d'azione

Non basta misurare. Devi stabilire obiettivi ("ridurre il gap dal 12% al 6% in 24 mesi") e azioni concrete per raggiungerli.

3. Verifica che tu stia facendo progressi

Gli audit periodici controllano che non siano solo parole. Devi dimostrare che il gap si sta riducendo, che le azioni stanno funzionando.

Quello che ho imparato

Dopo tanti audit, una cosa mi è chiara: il gender pay gap non è quasi mai frutto di discriminazione esplicita. Raramente trovo aziende che dicono "paghiamo le donne meno perché sono donne".

Più spesso, è il risultato di mille piccole decisioni, prese in buona fede, che cumulativamente creano disuguaglianza:

  • Il manager che offre 2.000€ in meno perché "tanto lei non negozierà"

  • L'aumento del 2% invece del 3% perché "lei è in maternità, non ha fatto molto quest'anno"

  • La promozione non data perché "con due figli piccoli non può gestire quel ruolo"

  • Il part-time che diventa automaticamente esclusione dai progetti importanti

Ogni singola decisione sembra ragionevole. Ma sommate, creano un sistema che penalizza sistematicamente un genere.

La buona notizia? Si può cambiare. Serve guardare i dati, riconoscere il problema, avere il coraggio di intervenire sui sistemi, non solo sui sintomi.

E quando il gap inizia a ridursi – quando vedi che le donne assunte quest'anno hanno la stessa RAL degli uomini, quando le promozioni sono finalmente equilibrate, quando il part-time non è più una condanna – capisci che non stai solo ottenendo un certificato.

Stai costruendo un'azienda più giusta. E questo ha un valore che va ben oltre i punti della PdR 125.


Tabella Fonti Principali

Titolo / Descrizione

URL

Verifica Principale

UNI/PdR 125:2022: certificazione per la parità di genere

https://sustrain.com/uni-pdr-125-2022/

Conferma area Equità Remunerativa (20%), gender pay gap per ruoli equivalenti, monitoraggio sistematico ​.

Certificazione parità di genere: UNI/PdR 125:2022

https://www.lavorosi.it/notizie/certificazione-della-parita-di-genere-la-unipdr-1252022-definisce-gli-indici-di-misurazione/

Descrive 6 aree, inclusa Equità Remunerativa con 3 indicatori (peso 20%), focus su total reward ​.

UNI/PdR 125: requisiti certificazione parità di genere

https://www.projectgroup.it/blog/uni-pdr-125-come-soddisfare-i-requisiti-di-certificazione-per-la-parita-di-genere/

KPI equità retributiva: gap <10% a parità di mansione/livello; dettagli operativi su calcoli e analisi ​.

UNI/PdR 125:2022 - KPI Performance (estratto Cap.5)

https://edirama.org/wp-content/uploads/2022/10/UNI_PdR_125_Cap_5.pdf

KPI 1: % differenza retributiva per medesimo livello inquadramentale e parità competenze (esclude straordinari) ​.

Accredia FAQ UNI/PdR 125

https://www.accredia.it/wp-content/uploads/2024/11/BrochureFAQ_PdR125.pdf

Gap soddisfatto se <10% a parità di mansione /ruolo /competenze; analisi per genere obbligatoria .

GET A DEMO

Ottieni, mantieni e valorizza le certificazioni ISO.

GET A DEMO

Ottieni, mantieni e valorizza le certificazioni ISO.

Copyright ©2024 Complaion. All Rights Reserved.
Complaion S.r.l., P. IVA 12884580965, Via R. Amundsen 5, Milano.
PEC: part@pec.it, Capitale Sociale: €17.017,18, REA MI-2690509.

Copyright ©2024 Complaion. All Rights Reserved.
Complaion S.r.l., P. IVA 12884580965, Via R. Amundsen 5, Milano.
PEC: part@pec.it, Capitale Sociale: €17.017,18, REA MI-2690509.

Copyright ©2024 Complaion. All Rights Reserved.
Complaion S.r.l., P. IVA 12884580965, Via R. Amundsen 5, Milano.
PEC: part@pec.it, Capitale Sociale: €17.017,18, REA MI-2690509.

Copyright ©2024 Complaion. All Rights Reserved.
Complaion S.r.l., P. IVA 12884580965, Via R. Amundsen 5, Milano.
PEC: part@pec.it, Capitale Sociale: €17.017,18, REA MI-2690509.