ISO 9001
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ISO 9001
Come dimostrare che i processi sono sotto controllo secondo la ISO 9001
PUBLICADO
21 de enero de 2026
VERIFICADO POR
Marco Cortinovis
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2 minutos




Ovvero: la guida per non farsi trovare impreparati quando l’ente di certificazione bussa alla porta (e sì, busserà)
Se c’è una domanda che mi fanno almeno una volta a settimana è questa:
“Come faccio a dimostrare che i miei processi sono davvero sotto controllo?”
La risposta breve è: non basta dire che lo sono.
La risposta lunga? Beh, quella richiede un caffè. O meglio, uno di quegli infiniti caffè che, secondo i nostri dati del 2025, sono “rigorosamente funzionali alla compliance”.
Il cuore della questione: cosa significa davvero “sotto controllo”?
Partiamo dalle basi.
Secondo il punto 8.1 della ISO 9001:2015, il controllo di un processo è il meccanismo che verifica che vengano svolte determinate attività e che venga monitorato il risultato.
In altre parole, non è magia: è un sistema progettato per garantire:
la pianificazione delle attività
la revisione dei processi nel tempo
la verifica dei risultati rispetto a quanto previsto
Il problema è che molte PMI oggi si ritrovano a dover indossare un terzo cappello, oltre a quello tecnico e commerciale: quello della compliance.
Un cappello non sempre comodo, soprattutto quando le certificazioni ISO diventano un requisito per partecipare a bandi e gare pubbliche.
Ma andiamo al sodo.
Come si dimostra che un processo è sotto controllo?
I tre pilastri della dimostrazione
(no, non serve la fede cieca)
1. Pianificazione cristallina: sapere dove si va
La norma richiede che la produzione e l’erogazione dei servizi avvengano tramite processi pianificati e controllati, e che ogni cambiamento venga gestito, sia pianificato che non pianificato.
Traduzione: dovete sapere con certezza ciò che vi serve.
Non “più o meno”. Non “di solito”. Con certezza.
Questo significa:
definire i requisiti di ogni processo (cosa deve produrre?)
stabilire i criteri di successo (come capisco se funziona?)
determinare le risorse necessarie (persone, attrezzature, formazione)
identificare i rischi di processo (cosa può impedirne il risultato?)
La vera novità della ISO 9001:2015 è il risk-based thinking:
ogni processo va progettato tenendo conto dei rischi che potrebbero comprometterne l’output.
2. Monitoraggio e misurazione: i numeri non mentono
Qui entriamo nel mondo dei KPI (Key Performance Indicators).
Il punto 9.1 della ISO 9001:2015 richiede il monitoraggio, la misurazione, l’analisi e la valutazione delle performance del sistema qualità.
Attenzione però:
non serve riempire Excel di indicatori a caso. Anzi, spesso un numero eccessivo di KPI nasconde vuoti di sistema, non controllo.
Gli indicatori giusti sono quelli che:
misurano ciò che conta davvero per il business
sono collegati agli obiettivi di qualità
permettono decisioni rapide
vengono monitorati davvero (non creati e dimenticati)
Esempi pratici di KPI:
Efficienza di processo: tempi di produzione, utilizzo delle risorse
Qualità del prodotto: percentuale di difetti, conformità agli standard
Soddisfazione del cliente: reclami, indici di soddisfazione
Fornitori: ritardi di consegna, qualità dei materiali
Senza verifiche nelle fasi appropriate, non esiste controllo.
Servono strumenti adeguati, persone competenti e un ambiente che garantisca risultati attendibili.
3. Evidenze oggettive: la prova del nove
Qui arriviamo al punto più delicato.
Le organizzazioni devono essere in grado di fornire evidenze oggettive dell’efficacia dei propri processi e del sistema qualità.
Le evidenze oggettive sono:
dati
osservazioni
misurazioni
prove verificabili
La buona notizia:
non servono per forza moduli e carta ovunque, salvo dove la norma lo richiede esplicitamente.
La cattiva notizia:
dovete comunque dimostrare che il processo funziona, con evidenze concrete come:
documenti
contratti
fogli di calcolo
registrazioni operative
Le informazioni documentate: equilibrio tra carta e buonsenso
Una delle domande più frequenti è:
“Quanto devo documentare?”
La ISO 9001:2015 è chiara:
il sistema qualità deve concentrarsi sull’efficacia delle prestazioni, non sulla quantità di documentazione.
Informazioni documentate obbligatorie:
politica per la qualità e obiettivi
criteri di valutazione e selezione dei fornitori
procedure per i processi critici
registrazioni di conformità (audit, controlli qualità, calibrazioni)
Ricordate:
non sono i documenti a guidare i processi.
Sono i processi a determinare quanta documentazione serve.
Il ciclo PDCA: il vostro migliore alleato
Tutti i processi devono seguire il ciclo PDCA (Plan – Do – Check – Act).
Plan: pianificate cosa deve fare il processo
Do: implementate quanto pianificato
Check: verificate che funzioni (KPI)
Act: correggete quando serve
E “correggere” significa azioni concrete: tempi, responsabilità, piani di miglioramento.
Gli errori più comuni (da evitare)
1. Saltare i controlli “quando il cliente aspetta”
I processi devono essere standardizzati e ripetibili, sempre.
Le scorciatoie non sono conformità.
2. Dimenticare di gestire i cambiamenti
La norma richiede di valutare l’impatto di ogni modifica, prevista o imprevista, e mitigarne i rischi.
3. Non coinvolgere le persone
L’audit oggi valuta anche consapevolezza e coinvolgimento.
Un sistema qualità funziona solo se le persone lo capiscono e lo applicano.
Il vero segreto: industrializzare senza disumanizzare
Il controllo dei processi non è solo procedure e checklist.
È equilibrio tra:
struttura e flessibilità
controllo e fiducia
documentazione e operatività
Come diciamo spesso in Complaion:
automatizzare il processo senza disumanizzarlo.
In conclusione: controllo è libertà
Un’azienda certificata ISO 9001 è un’azienda organizzata per:
controllare i propri processi
garantire risultati ripetibili nel tempo
affrontare verifiche senza stress
Questa è vera libertà:
sapere che i processi funzionano, poterlo dimostrare quando serve e concentrarsi su ciò che conta davvero.
In sintesi:
Pianificate con chiarezza
Misurate ciò che conta
Documentate l’essenziale
Migliorate continuamente
E sì, tenetevi pronti per quel caffè extra.
Funzionale alla compliance, naturalmente.
Marco Cortinovis
COO & Lead Auditor ISO 9001
Complaion
Leggi anche
Audit qualità ISO 9001: guida semplice
Come individuare opportunità di miglioramento ISO 9001 attraverso dati, audit e non conformità
Ottieni ISO 9001 con velocità e precisione
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“Come faccio a dimostrare che i miei processi sono davvero sotto controllo?”
La risposta breve è: non basta dire che lo sono.
La risposta lunga? Beh, quella richiede un caffè. O meglio, uno di quegli infiniti caffè che, secondo i nostri dati del 2025, sono “rigorosamente funzionali alla compliance”.
Il cuore della questione: cosa significa davvero “sotto controllo”?
Partiamo dalle basi.
Secondo il punto 8.1 della ISO 9001:2015, il controllo di un processo è il meccanismo che verifica che vengano svolte determinate attività e che venga monitorato il risultato.
In altre parole, non è magia: è un sistema progettato per garantire:
la pianificazione delle attività
la revisione dei processi nel tempo
la verifica dei risultati rispetto a quanto previsto
Il problema è che molte PMI oggi si ritrovano a dover indossare un terzo cappello, oltre a quello tecnico e commerciale: quello della compliance.
Un cappello non sempre comodo, soprattutto quando le certificazioni ISO diventano un requisito per partecipare a bandi e gare pubbliche.
Ma andiamo al sodo.
Come si dimostra che un processo è sotto controllo?
I tre pilastri della dimostrazione
(no, non serve la fede cieca)
1. Pianificazione cristallina: sapere dove si va
La norma richiede che la produzione e l’erogazione dei servizi avvengano tramite processi pianificati e controllati, e che ogni cambiamento venga gestito, sia pianificato che non pianificato.
Traduzione: dovete sapere con certezza ciò che vi serve.
Non “più o meno”. Non “di solito”. Con certezza.
Questo significa:
definire i requisiti di ogni processo (cosa deve produrre?)
stabilire i criteri di successo (come capisco se funziona?)
determinare le risorse necessarie (persone, attrezzature, formazione)
identificare i rischi di processo (cosa può impedirne il risultato?)
La vera novità della ISO 9001:2015 è il risk-based thinking:
ogni processo va progettato tenendo conto dei rischi che potrebbero comprometterne l’output.
2. Monitoraggio e misurazione: i numeri non mentono
Qui entriamo nel mondo dei KPI (Key Performance Indicators).
Il punto 9.1 della ISO 9001:2015 richiede il monitoraggio, la misurazione, l’analisi e la valutazione delle performance del sistema qualità.
Attenzione però:
non serve riempire Excel di indicatori a caso. Anzi, spesso un numero eccessivo di KPI nasconde vuoti di sistema, non controllo.
Gli indicatori giusti sono quelli che:
misurano ciò che conta davvero per il business
sono collegati agli obiettivi di qualità
permettono decisioni rapide
vengono monitorati davvero (non creati e dimenticati)
Esempi pratici di KPI:
Efficienza di processo: tempi di produzione, utilizzo delle risorse
Qualità del prodotto: percentuale di difetti, conformità agli standard
Soddisfazione del cliente: reclami, indici di soddisfazione
Fornitori: ritardi di consegna, qualità dei materiali
Senza verifiche nelle fasi appropriate, non esiste controllo.
Servono strumenti adeguati, persone competenti e un ambiente che garantisca risultati attendibili.
3. Evidenze oggettive: la prova del nove
Qui arriviamo al punto più delicato.
Le organizzazioni devono essere in grado di fornire evidenze oggettive dell’efficacia dei propri processi e del sistema qualità.
Le evidenze oggettive sono:
dati
osservazioni
misurazioni
prove verificabili
La buona notizia:
non servono per forza moduli e carta ovunque, salvo dove la norma lo richiede esplicitamente.
La cattiva notizia:
dovete comunque dimostrare che il processo funziona, con evidenze concrete come:
documenti
contratti
fogli di calcolo
registrazioni operative
Le informazioni documentate: equilibrio tra carta e buonsenso
Una delle domande più frequenti è:
“Quanto devo documentare?”
La ISO 9001:2015 è chiara:
il sistema qualità deve concentrarsi sull’efficacia delle prestazioni, non sulla quantità di documentazione.
Informazioni documentate obbligatorie:
politica per la qualità e obiettivi
criteri di valutazione e selezione dei fornitori
procedure per i processi critici
registrazioni di conformità (audit, controlli qualità, calibrazioni)
Ricordate:
non sono i documenti a guidare i processi.
Sono i processi a determinare quanta documentazione serve.
Il ciclo PDCA: il vostro migliore alleato
Tutti i processi devono seguire il ciclo PDCA (Plan – Do – Check – Act).
Plan: pianificate cosa deve fare il processo
Do: implementate quanto pianificato
Check: verificate che funzioni (KPI)
Act: correggete quando serve
E “correggere” significa azioni concrete: tempi, responsabilità, piani di miglioramento.
Gli errori più comuni (da evitare)
1. Saltare i controlli “quando il cliente aspetta”
I processi devono essere standardizzati e ripetibili, sempre.
Le scorciatoie non sono conformità.
2. Dimenticare di gestire i cambiamenti
La norma richiede di valutare l’impatto di ogni modifica, prevista o imprevista, e mitigarne i rischi.
3. Non coinvolgere le persone
L’audit oggi valuta anche consapevolezza e coinvolgimento.
Un sistema qualità funziona solo se le persone lo capiscono e lo applicano.
Il vero segreto: industrializzare senza disumanizzare
Il controllo dei processi non è solo procedure e checklist.
È equilibrio tra:
struttura e flessibilità
controllo e fiducia
documentazione e operatività
Come diciamo spesso in Complaion:
automatizzare il processo senza disumanizzarlo.
In conclusione: controllo è libertà
Un’azienda certificata ISO 9001 è un’azienda organizzata per:
controllare i propri processi
garantire risultati ripetibili nel tempo
affrontare verifiche senza stress
Questa è vera libertà:
sapere che i processi funzionano, poterlo dimostrare quando serve e concentrarsi su ciò che conta davvero.
In sintesi:
Pianificate con chiarezza
Misurate ciò che conta
Documentate l’essenziale
Migliorate continuamente
E sì, tenetevi pronti per quel caffè extra.
Funzionale alla compliance, naturalmente.
Marco Cortinovis
COO & Lead Auditor ISO 9001
Complaion
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Ottieni ISO 9001 con velocità e precisione
Ovvero: la guida per non farsi trovare impreparati quando l’ente di certificazione bussa alla porta (e sì, busserà)
Se c’è una domanda che mi fanno almeno una volta a settimana è questa:
“Come faccio a dimostrare che i miei processi sono davvero sotto controllo?”
La risposta breve è: non basta dire che lo sono.
La risposta lunga? Beh, quella richiede un caffè. O meglio, uno di quegli infiniti caffè che, secondo i nostri dati del 2025, sono “rigorosamente funzionali alla compliance”.
Il cuore della questione: cosa significa davvero “sotto controllo”?
Partiamo dalle basi.
Secondo il punto 8.1 della ISO 9001:2015, il controllo di un processo è il meccanismo che verifica che vengano svolte determinate attività e che venga monitorato il risultato.
In altre parole, non è magia: è un sistema progettato per garantire:
la pianificazione delle attività
la revisione dei processi nel tempo
la verifica dei risultati rispetto a quanto previsto
Il problema è che molte PMI oggi si ritrovano a dover indossare un terzo cappello, oltre a quello tecnico e commerciale: quello della compliance.
Un cappello non sempre comodo, soprattutto quando le certificazioni ISO diventano un requisito per partecipare a bandi e gare pubbliche.
Ma andiamo al sodo.
Come si dimostra che un processo è sotto controllo?
I tre pilastri della dimostrazione
(no, non serve la fede cieca)
1. Pianificazione cristallina: sapere dove si va
La norma richiede che la produzione e l’erogazione dei servizi avvengano tramite processi pianificati e controllati, e che ogni cambiamento venga gestito, sia pianificato che non pianificato.
Traduzione: dovete sapere con certezza ciò che vi serve.
Non “più o meno”. Non “di solito”. Con certezza.
Questo significa:
definire i requisiti di ogni processo (cosa deve produrre?)
stabilire i criteri di successo (come capisco se funziona?)
determinare le risorse necessarie (persone, attrezzature, formazione)
identificare i rischi di processo (cosa può impedirne il risultato?)
La vera novità della ISO 9001:2015 è il risk-based thinking:
ogni processo va progettato tenendo conto dei rischi che potrebbero comprometterne l’output.
2. Monitoraggio e misurazione: i numeri non mentono
Qui entriamo nel mondo dei KPI (Key Performance Indicators).
Il punto 9.1 della ISO 9001:2015 richiede il monitoraggio, la misurazione, l’analisi e la valutazione delle performance del sistema qualità.
Attenzione però:
non serve riempire Excel di indicatori a caso. Anzi, spesso un numero eccessivo di KPI nasconde vuoti di sistema, non controllo.
Gli indicatori giusti sono quelli che:
misurano ciò che conta davvero per il business
sono collegati agli obiettivi di qualità
permettono decisioni rapide
vengono monitorati davvero (non creati e dimenticati)
Esempi pratici di KPI:
Efficienza di processo: tempi di produzione, utilizzo delle risorse
Qualità del prodotto: percentuale di difetti, conformità agli standard
Soddisfazione del cliente: reclami, indici di soddisfazione
Fornitori: ritardi di consegna, qualità dei materiali
Senza verifiche nelle fasi appropriate, non esiste controllo.
Servono strumenti adeguati, persone competenti e un ambiente che garantisca risultati attendibili.
3. Evidenze oggettive: la prova del nove
Qui arriviamo al punto più delicato.
Le organizzazioni devono essere in grado di fornire evidenze oggettive dell’efficacia dei propri processi e del sistema qualità.
Le evidenze oggettive sono:
dati
osservazioni
misurazioni
prove verificabili
La buona notizia:
non servono per forza moduli e carta ovunque, salvo dove la norma lo richiede esplicitamente.
La cattiva notizia:
dovete comunque dimostrare che il processo funziona, con evidenze concrete come:
documenti
contratti
fogli di calcolo
registrazioni operative
Le informazioni documentate: equilibrio tra carta e buonsenso
Una delle domande più frequenti è:
“Quanto devo documentare?”
La ISO 9001:2015 è chiara:
il sistema qualità deve concentrarsi sull’efficacia delle prestazioni, non sulla quantità di documentazione.
Informazioni documentate obbligatorie:
politica per la qualità e obiettivi
criteri di valutazione e selezione dei fornitori
procedure per i processi critici
registrazioni di conformità (audit, controlli qualità, calibrazioni)
Ricordate:
non sono i documenti a guidare i processi.
Sono i processi a determinare quanta documentazione serve.
Il ciclo PDCA: il vostro migliore alleato
Tutti i processi devono seguire il ciclo PDCA (Plan – Do – Check – Act).
Plan: pianificate cosa deve fare il processo
Do: implementate quanto pianificato
Check: verificate che funzioni (KPI)
Act: correggete quando serve
E “correggere” significa azioni concrete: tempi, responsabilità, piani di miglioramento.
Gli errori più comuni (da evitare)
1. Saltare i controlli “quando il cliente aspetta”
I processi devono essere standardizzati e ripetibili, sempre.
Le scorciatoie non sono conformità.
2. Dimenticare di gestire i cambiamenti
La norma richiede di valutare l’impatto di ogni modifica, prevista o imprevista, e mitigarne i rischi.
3. Non coinvolgere le persone
L’audit oggi valuta anche consapevolezza e coinvolgimento.
Un sistema qualità funziona solo se le persone lo capiscono e lo applicano.
Il vero segreto: industrializzare senza disumanizzare
Il controllo dei processi non è solo procedure e checklist.
È equilibrio tra:
struttura e flessibilità
controllo e fiducia
documentazione e operatività
Come diciamo spesso in Complaion:
automatizzare il processo senza disumanizzarlo.
In conclusione: controllo è libertà
Un’azienda certificata ISO 9001 è un’azienda organizzata per:
controllare i propri processi
garantire risultati ripetibili nel tempo
affrontare verifiche senza stress
Questa è vera libertà:
sapere che i processi funzionano, poterlo dimostrare quando serve e concentrarsi su ciò che conta davvero.
In sintesi:
Pianificate con chiarezza
Misurate ciò che conta
Documentate l’essenziale
Migliorate continuamente
E sì, tenetevi pronti per quel caffè extra.
Funzionale alla compliance, naturalmente.
Marco Cortinovis
COO & Lead Auditor ISO 9001
Complaion
Leggi anche
Audit qualità ISO 9001: guida semplice
Come individuare opportunità di miglioramento ISO 9001 attraverso dati, audit e non conformità
Ottieni ISO 9001 con velocità e precisione
Ovvero: la guida per non farsi trovare impreparati quando l’ente di certificazione bussa alla porta (e sì, busserà)
Se c’è una domanda che mi fanno almeno una volta a settimana è questa:
“Come faccio a dimostrare che i miei processi sono davvero sotto controllo?”
La risposta breve è: non basta dire che lo sono.
La risposta lunga? Beh, quella richiede un caffè. O meglio, uno di quegli infiniti caffè che, secondo i nostri dati del 2025, sono “rigorosamente funzionali alla compliance”.
Il cuore della questione: cosa significa davvero “sotto controllo”?
Partiamo dalle basi.
Secondo il punto 8.1 della ISO 9001:2015, il controllo di un processo è il meccanismo che verifica che vengano svolte determinate attività e che venga monitorato il risultato.
In altre parole, non è magia: è un sistema progettato per garantire:
la pianificazione delle attività
la revisione dei processi nel tempo
la verifica dei risultati rispetto a quanto previsto
Il problema è che molte PMI oggi si ritrovano a dover indossare un terzo cappello, oltre a quello tecnico e commerciale: quello della compliance.
Un cappello non sempre comodo, soprattutto quando le certificazioni ISO diventano un requisito per partecipare a bandi e gare pubbliche.
Ma andiamo al sodo.
Come si dimostra che un processo è sotto controllo?
I tre pilastri della dimostrazione
(no, non serve la fede cieca)
1. Pianificazione cristallina: sapere dove si va
La norma richiede che la produzione e l’erogazione dei servizi avvengano tramite processi pianificati e controllati, e che ogni cambiamento venga gestito, sia pianificato che non pianificato.
Traduzione: dovete sapere con certezza ciò che vi serve.
Non “più o meno”. Non “di solito”. Con certezza.
Questo significa:
definire i requisiti di ogni processo (cosa deve produrre?)
stabilire i criteri di successo (come capisco se funziona?)
determinare le risorse necessarie (persone, attrezzature, formazione)
identificare i rischi di processo (cosa può impedirne il risultato?)
La vera novità della ISO 9001:2015 è il risk-based thinking:
ogni processo va progettato tenendo conto dei rischi che potrebbero comprometterne l’output.
2. Monitoraggio e misurazione: i numeri non mentono
Qui entriamo nel mondo dei KPI (Key Performance Indicators).
Il punto 9.1 della ISO 9001:2015 richiede il monitoraggio, la misurazione, l’analisi e la valutazione delle performance del sistema qualità.
Attenzione però:
non serve riempire Excel di indicatori a caso. Anzi, spesso un numero eccessivo di KPI nasconde vuoti di sistema, non controllo.
Gli indicatori giusti sono quelli che:
misurano ciò che conta davvero per il business
sono collegati agli obiettivi di qualità
permettono decisioni rapide
vengono monitorati davvero (non creati e dimenticati)
Esempi pratici di KPI:
Efficienza di processo: tempi di produzione, utilizzo delle risorse
Qualità del prodotto: percentuale di difetti, conformità agli standard
Soddisfazione del cliente: reclami, indici di soddisfazione
Fornitori: ritardi di consegna, qualità dei materiali
Senza verifiche nelle fasi appropriate, non esiste controllo.
Servono strumenti adeguati, persone competenti e un ambiente che garantisca risultati attendibili.
3. Evidenze oggettive: la prova del nove
Qui arriviamo al punto più delicato.
Le organizzazioni devono essere in grado di fornire evidenze oggettive dell’efficacia dei propri processi e del sistema qualità.
Le evidenze oggettive sono:
dati
osservazioni
misurazioni
prove verificabili
La buona notizia:
non servono per forza moduli e carta ovunque, salvo dove la norma lo richiede esplicitamente.
La cattiva notizia:
dovete comunque dimostrare che il processo funziona, con evidenze concrete come:
documenti
contratti
fogli di calcolo
registrazioni operative
Le informazioni documentate: equilibrio tra carta e buonsenso
Una delle domande più frequenti è:
“Quanto devo documentare?”
La ISO 9001:2015 è chiara:
il sistema qualità deve concentrarsi sull’efficacia delle prestazioni, non sulla quantità di documentazione.
Informazioni documentate obbligatorie:
politica per la qualità e obiettivi
criteri di valutazione e selezione dei fornitori
procedure per i processi critici
registrazioni di conformità (audit, controlli qualità, calibrazioni)
Ricordate:
non sono i documenti a guidare i processi.
Sono i processi a determinare quanta documentazione serve.
Il ciclo PDCA: il vostro migliore alleato
Tutti i processi devono seguire il ciclo PDCA (Plan – Do – Check – Act).
Plan: pianificate cosa deve fare il processo
Do: implementate quanto pianificato
Check: verificate che funzioni (KPI)
Act: correggete quando serve
E “correggere” significa azioni concrete: tempi, responsabilità, piani di miglioramento.
Gli errori più comuni (da evitare)
1. Saltare i controlli “quando il cliente aspetta”
I processi devono essere standardizzati e ripetibili, sempre.
Le scorciatoie non sono conformità.
2. Dimenticare di gestire i cambiamenti
La norma richiede di valutare l’impatto di ogni modifica, prevista o imprevista, e mitigarne i rischi.
3. Non coinvolgere le persone
L’audit oggi valuta anche consapevolezza e coinvolgimento.
Un sistema qualità funziona solo se le persone lo capiscono e lo applicano.
Il vero segreto: industrializzare senza disumanizzare
Il controllo dei processi non è solo procedure e checklist.
È equilibrio tra:
struttura e flessibilità
controllo e fiducia
documentazione e operatività
Come diciamo spesso in Complaion:
automatizzare il processo senza disumanizzarlo.
In conclusione: controllo è libertà
Un’azienda certificata ISO 9001 è un’azienda organizzata per:
controllare i propri processi
garantire risultati ripetibili nel tempo
affrontare verifiche senza stress
Questa è vera libertà:
sapere che i processi funzionano, poterlo dimostrare quando serve e concentrarsi su ciò che conta davvero.
In sintesi:
Pianificate con chiarezza
Misurate ciò che conta
Documentate l’essenziale
Migliorate continuamente
E sì, tenetevi pronti per quel caffè extra.
Funzionale alla compliance, naturalmente.
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